Contrade dell’Etna: tutte le sfumature del vulcano in un calice.

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L’Etna, la sua energia vulcanica, il suo terroir ipnotico e tutta la potenza che riesce a sprigionare, racchiusi in un calice di vino che, già da un filaro ad un altro, è capace di esprimere sfumature diverse legate a sentori, gusto e intensità.


L’occasione per andare alla scoperta delle molteplici interpretazioni vitivinicole legate al territorio in questione è Contrade dell’Etna, manifestazione giunta alla sua dodicesima edizione, che tradizionalmente si tiene subito dopo il Vinitaly. ideata dal produttore Andrea Franchetti della Cantina Passopisciaro.


Lo scorso 14 e 15 Aprile presso il Castello Romeo di Randazzo, sul versante Nord del vulcano, diverse cantine produttrici hanno aderito all’iniziativa al fine di far conoscere in anteprima quella che saranno le prossime annate e, al contempo, far degustare quelli che invece sono stati i frutti ottenuti dalle annate precedenti.
Presente, passato e futuro delle diverse cantine sono stati racchiusi in queste due giornate che hanno richiamato numerosi appassionati, winelovers, giornalisti, produttori e professionisti del settore.

Bianco, rosso, rosato, persino qualche bollicina: non manca niente.

L’Etna riesce ad esprimere, in ogni segmento, un suo personale tratto, molto ben delineato.
L’altitudine, le escursioni termiche e la componente vulcanica sono i fattori che incidono principalmente per ciò che riguarda il terroir.

Senza poi tralasciare le scelte enologiche che vengono prese all’interno di ogni singolo vigneto: a partire dal periodo di raccolta dell’uva sino all’imbottigliamento, passando per la scelta di effettuare passaggio in legno o in acciaio e al relativo affinamento per mesi, o in certi casi, anni.


La manifestazione prende il nome di Contrade, in quanto si definivano in questo modo le antiche proprietà che nascevano sui diversi versanti del vulcano.

Per l’unicità territorio e le sue peculiari caratteristiche minerarie, l’uva che cresce su questi terreni cambia sapore a pochi metri di distanza e le Contrade possono essere paragonate a vere e proprie Cru.


Ovviamente il disciplinare impone che per parlare di Etna Doc, bianco rosso o rosato, ci si debba attenere a determinate caratteristiche, che vanno dalle tipologie di uve utilizzate in determinate percentuali, all’area geografica specifica; ma ciò non toglie che, soprattutto in in un territorio particolare come questo, al di fuori de disciplinare, ci sia la possibilità di sperimentare, creare nuove percezioni e ottenere risultati importanti.

Per noi Contrade è stata l’occasione per ritrovare alcune realtà già a noi note e confermarne la validità dei risultati ottenuti in bottiglia, e al contempo scoprire nuove proposte interessanti e ricche di personalità che potranno sicuramente offrire dei risultati molto interessanti.

Angela Amoroso

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